PRONTI, PARTENZA, VIA

Beh, dài, sto ancora reggendo bene.
Ho un'ora di sonno ma riesco ancora a connettere.
Sono alla Malpensa, gate A07, in attesa dell'imbarco che avverrà tra un'ora e un quarto.
Per adesso è filato tutto liscio, il parcheggio, la navetta, la spedizione dei bagagli.
Unico inghippo è stato che durante il pagamento della bicicletta, l'addetta alla biglietteria è stata trattenuta al telefono col call center, per motivi poco chiari legati al fatto che l'ultimo tratto del viaggio avverrà con Scandinavian.
Sospetto fortemente che lo stesso teatrino si svolgerà al ritorno, ma tanto ho tutte le conferme scritte del caso e sarò in aeroporto dalla sera prima. Vedremo.
La sottile inquietudine impastata di stanchezza sta scemando, non vedo l'ora di abbandonarmi alla poltrona dell'aereo e perdere i sensi per un'oretta.
Era da un bel pezzo che non tiravo dritto senza sonno, spero di recuperare tra un volo e l'altro, altrimenti all'arrivo rischio di montare la bici al contrario....

LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA

I preparativi sono terminati.

Ho scelto e raccolto tutta l'attrezzatura nel borsone da viaggio, grosso e robusto.
Ho imballato la bicicletta nella sua sacca, già provata in precedenti viaggi.

Ho perfezionato tutto ciò che potevo in termini di materiale necessario e sufficiente, di pianificazione delle tappe, dei recapiti e dei punti di interesse durante il viaggio.

Ho verificato e ricontrollato orari di bus e traghetti.

Per i più feticisti rendo disponibili:

Adesso mi concedo un weekend di stacco, e parto per il weekend lasciando tutto pronto.

Se ne riparla lunedì a partire dal primo pomeriggio.


AGGIORNAMENTO LUNEDI' 13, ORE 13.30:

Il weekend se n'è andato, e sono tornato a casa.
Sto impegnando la mente nell'esecuzione di piccoli task che mi consentono di non pensare più di tanto all'affare in cui mi sto imbarcando, per non cadere nel panico.
E' una sensazione a me già nota, e abbastanza conosciuta nel mondo del cicloviaggio, popolata di incubi di coincidenze saltate, bagagli dispersi, telai deformati, attrezzatura schiacciata o saccheggiata, imprevisti dietro l'angolo, e altre pinzillacchere del genere. Dura circa settantadue ore, pari a circa la durata dell'uragano nel quale scegli consapevolmente di infilarti da nudo, durante le quali sperimenti ogni genere di deriva sensoriale indotta dal viaggio e dal cambio di luogo. Se ne vanno a ramengo i ritmi circadiani e l'appetito, sei in tensione per cogliere ogni eventuale segno che la tua pianificazione si sta sgretolando sotto i colpi del destino cinico e baro, consulti compulsivamente l'orologio per misurare i tempi e le coincidenze, ripercorri passi passo tutta la scaletta, cerchi di non perdere contatto con te stesso. Una delle medicine più efficaci da assumere in questi casi è la bici: una volta giunto a destinazione, se è andato tutto bene, ti concedi l'ineffable piacere del rimontaggio, i pezzi del tuo personalissimo Meccano in scala naturale vanno tutti a posto, prendi le misure del posto in cui ti trovi, annusi l'aria (non è una metafora: io colgo molto del luogo in cui mi trovo dall'olfatto, grazie anche al mio gran bel nasone). L'apice arriva come inizi a pedalare: da qual momento in poi ti accorgi che qualsiasi preoccupazione è inconsistente, ma non perchè non vi sia nulla di cui preoccuparsi, semplicemente perchè nel novanta percento dei casi non ci puoi fare nulla se non affrontare gli eventi di minuto in minuto.
L'azione della pedalata agisce da potentissimo mantra, e non lo dico solamente io.
E allora provo già da adesso, a poco più di diciassette ore alla partenza, a fare tabula rasa, tanto tutto ciò che potevo prevedere l'ho già scritto e riguardato, ho dietro con me qualche stampa con le informazioni utili, e davanti a me una strada da percorrere, luoghi da vivere nel mio lento e silenzioso transito a pedali, rendendomi parte del panorama e non solamente suo spettatore.
Da questo istante lo spirito è di pura reazione agli eventi, vivendo tutto in diretta, e cercando di distillarne le parti interessanti su questo blog.
Mi aspetta un pomeriggio con una birra cerimoniale assieme al mio amico Luca, consigliere ciclistico e consulente informatico-logistico, oltrechè "remote response cell" geografica-viabilistica già sperimentata durante la Road-2-Atlantic di due anni fa per evitare un tunnel letale. Dopodichè, con qualche ora di sonno, mi trasferirò nottetempo a Malpensa per essere al checkin nonappena apre, e sistemare il megabagaglio con la bici dentro. Decollo previsto alle 06.40, arrivo alle 15.05, con scali a Francoforte e Stoccolma.

Gratitudine e amore infinito alla mia famiglia, a Sonia e ai miei figli, verso cui avverto il dovere di trasmettere tutto ciò per far loro comprendere quanto bello sia questo mondo, e quanto valga la pena viaggiare nonostante tutto. Avere una donna come Sonia accanto, e il suo impagabile supporto morale e spesso anche materiale in questa impresa, è la chiave di ogni successo: questo viaggio non avrebbe mai un significato, e comunque vada, il mio posto è accanto a lei, perchè i miei viaggi non sono mai fughe da qualcosa, ma sono viaggi per raccogliere qualcosa da portare e condividere a casa. Spero di riuscire a convincerla a partire tutti e quattro, un giorno, chissà. Sarebbe fantastico.

 Lofoten Arctic Randonnee 2018, si parte.

ANCHE L'OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE

Spigolando nelle mappe dei luoghi che visiterò, ho scoperto che passerò anche da località tenute sotto l'occhio vigile di alcune webcam, in particolare a Bodo.
E' un servizio fornito dal sito:

Webcams worldwide - Webcams.travel

Purtroppo non sono webcam che offrono  lo stesso spettacolare servizio di ripresa televisiva in diretta come quella di Finse, queste scattano solamente le classiche foto temporizzate (circa tre ogni ora), ma potrei comunque adoperarmi per capitare là sotto per un tempo utile a farmi riprendere.
A questo proposito, le webcam offrono la possibilità di mostrare un filmato ricavato con i fotogrammi delle ultime 24 ore.
Qui di seguito ne indico la posizione, e approssimativamente la data e l'ora del mio passaggio (cliccarci sopra per aprire i link, il post e la mappa verranno aggiornati nelle prossime ore):

  • Posizione: N67.28269, E14.37453
  • Passaggio: mattina del 15.08.2018 - dal 27 al 29.08.2018
WEBCAM 2 - BODØ - MARINA
  • Posizione: N67.2818, E14.3733
  • Passaggio: mattina del 15.08.2018 - dal 27 al 29.08.2018
WEBCAM 3 - AKKARVIKA
  • Posizione: N67.96276, E13.15511
  • Passaggio: a partire da metà pomeriggio del 15.08.2018
WEBCAM 4 - PONTE DI KRYSTAD
  • Posizione: N68.01836, E13.17996
  • Passaggio: a partire dal tardo pomeriggio del 15.08.2018
WEBCAM 5 - PONTE DI KLEPPSTAD
  • Posizione: N68.26239, E14.2539
  • Passaggio: a partire dal tardo pomeriggio del 16.08.2018
WEBCAM 6 - PONTE HADSELBRUA
  • Posizione: N68.58335, E15.00517
  • Passaggio: a partire da metà pomeriggio del 19.08.2018

LA BICI ANAGRAMMATA, E ALTRE NOVITA'

Un piccolo passo per un ciclista, un balzo enorme per l'umanità.
 
Dopo avere disperso per tutto l'appartamento pezzi di attrezzatura, componenti e utensileria varia (ed il mio più commosso riconoscimento e gratitudine, una volta di più, va a Sonia che sopporta tutto questo stoicamente), da ieri è iniziato il momento Zen dell'imballaggio & impacchettamento.
Grazie alle antiche tecniche origami sono riuscito a smontare e fasciare solamente le parti più esposte della biga, con un risparmio stimato di parecchi nanosecondi per compiere poi l'operazione inversa.
Ho cercato di ingegnarmi quanto più possibile tra imbottiture (non molte), fascette (quelle sì, tantissime), per trovare quante più soluzioni di incastro magico, con lo scopo finale di minimizzare l'ingombro finale.
Mi sono quindi inventato di riassemblare con le fascette i due portapacchi, il cannotto reggisella, il gruppo cambio, il manubrio e i pedali, il tutto sfruttando gli spazi e i volumi interni del telaio. I punti di contatto tra le parti così riassemblate li ho protetti con imbottiture.
Ne ho ottenuto un ingombro "fuori tutto" di poco eccedente le misure del telaio "nudo", ovvero QUESTO:
 
 

Sul fronte della pianificazione, invece, dopo accurate ricerche sull'eccezionale sito dei trasporti della Contea del Nordland (https://177nordland.no/ac/travel-planner), ho trovato una linea di autobus che consente di sopravvivere allo Steigentunnel. Vedrò al momento cosa fare, l'idea di affrontare un tunnel di 8 km è al contempo terrificante e allettante, sa di sfida.
 
Ciò che segue invece lo sussurro a bassa voce....... ma sembrerebbe che per la prossima settimana si stia mettendo al bello..... quantomeno la prima settimana dovrebbe passare senza pioggia...... che di certo non mi uccide ma trasforma tutto in una palla.... però diciamolo a bassa voce....


QUANDO CALA IL POLVERONE

Dopo una salutare remise en forme, la biga è tornata a casa sua.
Nuova guarnitura, nuovo movimento centrale, nuovo nastro manubrio, registrazione cambio.

Con un paio di altri interventi in proprio, ho installato il portapacchi anteriore,la staffa porta oggetti al tubo reggisella, e una nuova luce al portapacchi posteriore (presa alla SdB):





































Ho inoltre allestito il flightdeck, con i supporti per il portacellulare, il Garmin Edge 820, e quello per il Garmin GSPMap 60 csx. Dovendo attraversare un pò di tunnel, mi sono anche attrezzato montando il faretto MagicShine sul portapacchi anteriore.

Il risultato finale è più o meno questo:







































La prova su strada è andata egregiamente, il nuovo movimento centrale da 122 mm è appena percettibile nella postura della pedalata.
Direi che ci siamo quasi.
Intanto continua la raccolta dell'attrezzatura, ed il tutto al momento di partire sarà contenuto in una borsa portabici, un borsone da viaggio molto capiente (entrambi in stiva), e uno zaino anch'esso molto capiente (bagaglio a mano).

CHI LASCIA LA VIA VECCHIA PER LA NUOVA.......

...... magari si diverte di più.


Nella mia indefessa opera di verifica dell'itinerario, degli orari dei mezzi pubblici, della lunghezza delle tappe, dei punti di appoggio, degli incroci, delle fotografie dei cartelli stradali, dei voti presi a scuola dal figlio del vicino di casa del titolare del campeggio, insomma, per costruirmi il mio noto "film" del viaggio, mi capita di confrontare il tracciato proiettandolo su mappe differenti: Google Maps, Google Earth, Google StreetView, Garmin BaseCamp e Garmin MapSource.

Ho quindi scoperto proprio oggi un paio di cose curiose, su cui ho totalmente sorvolato nei mesi scorsi. Esse cose sono:
  • la terza tappa, che si caratterizzava per attraversare un gran numero di tunnels, anche di lunghezza rilevante (in un caso 6 km), può essere agilmente aggirata saltando su un traghetto diretto a nord, peraltro accedendo a una zona paesaggisticamente assai promettente;
  • le Lofoten sono attraversate dal segmento norvegese della Ciclovia Europea 1, detta anche Eurovelo 1. Questa è tracciata selezionando le strade dal paesaggio migliore e insieme meno trafficate, e fa da guida utilissima per pianificare i cicloviaggi. Io avevo tracciato il mio quasi fregandomene di questo preziosissimo ausilio.
La conseguenza di queste scoperte è stata una rivisitazione delle tappe centrali (3-4-5) del viaggio, evitando interamente il tratto critico dei tunnels (che avrebbero interessato una lunghezza di 15 km su 30, praticamente un San Gottardo a rate). Si è aggiunto un traghetto verso Nord, così come si sono aggiunti molti km alle tappe, alcune delle quali adesso si aggirano tra i 100 e i 109 km al giorno. In questo sarò avvantaggiato dal fatto che le Lofoten praticamente non possiedono dislivelli altimetrici di rilievo sulle loro strade.
La mappa aggiornata, quindi è questa (la riporto dal post iniziale):


Nel frattempo mi sto attrezzando per i rimanenti tunnels, soprattutto uno, in una delle ultime tappe, mi fa paura: lo Steigentunnel. E' tra i 100 tunnels più lunghi del mondo, è stretto, e non è illuminato. Ma soprattutto, non è eludibile in nessun modo. Forse mi salvo perchè in quella regione il traffico è scarso. Quali dispositivi salvavita mi sto portando i miei fidi faretti MagicShine, anteriore e posteriore, uniti al gilet catarifrangente, e se mi gira anche a una madonnina di Lourdes e un rosario, ché non si sa mai potrebbero aiutare.



LA CURVA DI APPRENDIMENTO

Mi sto accorgendo che non è vero che non sia cambiato nulla dallo scorso viaggio.

Ho scoperto che in un angolino della mente, un polveroso recesso neuronale ha continuato a lavorare, umilmente e in silenzio, per rispondere alla domanda: "Cosa può essere migliorato ancora?".
 
Nel frattempo, infatti, ho maturato altre esperienze nella gestione della bici da strada, nel suo imballaggio (me la sono portata in ferie), consultando altri bloggers e raccogliendo altri suggerimenti.
 
Per esempio, ho scoperto che è possibile salvare il forcellino da una quasi sicura deformazione solo svitando il gruppo cambio: il cavo, se è ben registrato, manterrà la tensione di regolazione per quelle poche ore, e tornerà più bello che prìa una volta rimontato. Ovviamente, ciò implica lo smontaggio della catena, preventivamente equipaggiata con una falsa maglia apribile con una apposita pinza: altro problema in meno, quello di preservare la catena dallo sporcare tutto in giro dentro la borsa di imballaggio.
 
Falsamaglia apribile

Pinza smagliacatena
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
Soluzioni, quelle sopra, sperimentate due volte nelle scorse settimane, e una grossa grana in meno.
Altra migliorìa, diciamo così, procedurale è stata l'eliminazione di tutto l'avvolgimento in pluriball dei tubi del telaio, protetti singolarmente. Ho infatti sperimentato due anni fa che la protezione dei pannelli di cartone (che devono essere sufficientemente robusti, tipo quelli delle scatole da trasloco), aggiunta a quella offerta dai cuscini laterali, è ragionevolmente sufficiente per ridurre di molto l'utilizzo del pluriball. In sostituzione di quest'ultimo, inoltre, ho trovato estremamente pratici i tappetini di protezione dei lavabi da cucina, tipicamente venduti nel negozi di articoli per la casa o grossi fai-da-te. E' una gomma resistente e riutilizzabile, e può servire per avvolgere le parti esposte che dovessero uscire dalla protezione del cartone e dei cuscini.
Altra soluzione è quella di smontare entrambe le ruote per evitare sporgenze vulnerabili, il che significa che mi sono procurato un perno ruota posteriore liscio e nudo con cui irrigidire il telaio ed evitarne così lo schiacciamento. Si aggiunge a quello anteriore che ho già usato per la Norway Coast-2-Coast 2016.
Un'altra idea ancora è riporre la biga nella sacca capovolta all'ingiù, per minimizzare la possibilità di urti alle estremità delle forcelle e dei foderi.
Ai fini della 68N-LAR ho provveduto quindi a correggere le istruzioni per l'imballaggio, come segue:















































Le sicure conseguenze di tali modifiche si ripercuoteranno sul tempo necessario per smontare e rimontare la biga, però vuoi mettere quanto tempo mi ci vorrebbe per ripristinare un forcellino piegato?
Il recondito recesso neuronale per adesso ha generato queste idee, non escludo che ne vengano fuori altre nel frattempo, a riprova di quanto sia stato sbrigativo e superficiale nel ritenere, qualche post fa, che fosse tutto uguale alla volta scorsa.

 

OK, ADESSO PANICO

Già ho detto di essere in ritardo sulla preparazione del viaggio. E di per sè stesso questo fatto è fastidioso e ansiogeno.

Ma ci volevano anche le magagne tecnico-meccaniche alla bici per instaurare quel genuino, autentico, verace senso di inquietudine che rende la partenza più frizzante.

Ieri ho portato il potente mezzo a fargli dare un'occhiatina ai ragazzi della SdB di Corso Lodi. Ho portato pure la nuova guarnitura per la sostituzione, e alla fine ho concordato con Davide di sostituire pure il nastro manubrio. Il movimento centrale, però, mi è stato sconsigliato di sostituirlo per non complicare troppo le cose.

Ecco, oggi invece salta fuori che:

  • la nuova guarnitura, una volta montata, risulta troppo vicina al movimento centrale e ai foderi orizzontali, per cui è necessario sostituire il perno, che da 110 diventa da 122;
  • la linea di catena ovviamente cambia, è necessario quindi provvedere ad una robusta registrazione del cambio;
  • il cambio che ho, uno Shimano Claris prima serie, non possiede i barilotti di registro sulle guaine, ragion per cui è sstato necessario tagliare una delle suddette guaine e montarne uno;
  • il barilotto di registrazione una volta montato si è rivelato non funzionante a dovere;
  • la catena, che ho smontato personalmente e fornito a corredo, aveva perso un perno, ragion per cui è stato necessario accorciarla di un paio di maglie. Ne deriva un'aumentata tenzione sulla molla di richiamo della gabbietta;
  • la sede di Corso Lodi chiude per le ferie estive. La biga sarà trasportata nell'altra sede di Cesare Ponti, e affidata alle amorevoli cure di Pigi "Pipes".
In considerazione del fatto che devo ancora terminare alcuni lavoretti sulla bici, una volta che me la restituiranno, adesso ho deciso di concedermi un accenno di preoccupazione.

Speriamo in bene.

OK, NIENTE PANICO

Un esercizio che faccio ogniqualvolta mi accingo a partire per un cicloviaggio è costruirne il "film".
Forse uccide un pò la suspence, l'anelito avventuroso ne esce un pò appannato, a favore di un'anticipazione degli eventi - anche fotografica, grazie a Gùgol Strìt Viù - che rovina la sorpresa.

Però è un esercizio che talvolta riesce utile, come oggi, ad esempio.

Oziosamente mi trastullavo con l'Internet, verificando una volta ancora orari e spostamenti su bus e traghetti, quando mi imbatto in questo:

Il che, messa così, potrebbe non dire molto a chi non conosce il norvegese.
Non lo conosco neppure io, ma affidandomi a un buon traduttore scopro che QUEL battello, in QUEL passaggio critico del viaggio, tra Nordfold e Tarnvika a tre giorni dalla mèta finale, è sospeso dal 25 maggio al 31 agosto. La nota è stata aggiunta il 1 febbraio, e guardacaso è da circa quella data che non riguardo QUEL passaggio.....
Quindi, in tempi anche piuttosto svelti, mi sono dovuto inventare una variante.
Il viaggio quindi diventa COSI':




Il chilometraggio si accorcia di circa 60 km. In pratica ho dovuto tagliare gli ultimi due giorni, anticipando il rientro a Bodo di un giorno e direttamente in battello veloce.
Ad averlo scoperto lì sul posto, avrei potuto trovarmi in difficoltà. Costruire il film mi ha risparmiato una grana.
Il soggiorno a Bodo, a questo punto, diventerebbe di tre giorni, ottimi per visitare la città, i suoi musei e le sue attrattive.
Qua non si butta via nulla, l'importante è essere flessibili e vien tutto buono.
 




CON CALMA, MA SBRIGATI

La sensazione, non c'è che dire, è di quelle strane.

So che mancano poco meno di tre settimane alla partenza, il biglietto l'ho comprato sei mesi fa, ma di pronto mi sembra di avere ancora poco.

Sarà che so esattamente dove andare a ripescare tutta l'attrezzatura, come imballare la bici, so che più o meno ci metterò quel paio di orette.

Ho pure quasi terminato la pianificazione dell'itinerario, fondamentalmente uno sviluppo poco meno che lineare data la conformazione delle Lofoten, con poco dislivello altimetrico. Credevo di avere già calcolato tutto ma riguardandola aveva bisogno di ritocchi, soprattutto per perfezionare i passaggi su bus e traghetti, bilanciare meglio le lunghezze delle tappe, etc. Ma tanto è così per tutti i cicloviaggiatori: potrei arrovellarmi per mesi su Google Maps, ma quel che conta è cosa troverò, come mi sentirò, quel che proverò sulla strada, in quei momenti.

Poi la manutenzione. Domani porterò il mezzo ai ragazzi della Stazione delle Biciclette per trucco e parrucco. Prevedo una settimana abbondante di attesa per riaverla.

L'elettronica, le impostazioni GPS, l'autonomia energetica, gli accessori, e tutto quanto mi consentirà di tenermi in contatto e gestirmi, lavarmi, dormire, lavare e cucinare, beh, mi basta ripercorrere tutto quello che scrissi in occasione del viaggio del 2016. Pertanto non ho intenzione di ripetermi, è già tutto lì, ha funzionato egregiamente la volta scorsa.

Ora però devo darmi da fare......

L'IDEA FISSA

... e con questa sono tre.
Ancora non mi spiego l'attrattiva magnetica che la Norvegia esercita su di me, nonostante i molti tentativi di fornire un resoconto dei viaggi e dei panorami mozzafiato che - al di là di una certa occasionale ripetitività - non saziano mai.

E allora per la mia terza e (forse, ma chissà) ultima volta nella Terra dei Vichinghi ho scelto un territorio atipico per la stessa geografia di quel Paese: le Isole Lofoten.
Una collana di isole nella Contea di Nordland, caratterizzate da picchi rocciosi anche scoscesi, che a settentrione del Circolo Polare Artico si protendono da est verso ovest, verso la piattaforma continentale, fermandosi poco prima che questa sprofondi nei gelidi fondali dell'Oceano Atlantico nordorientale, che a seconda delle mappe in quella regione prende il nome di Mar di Norvegia oppure Mar Glaciale Artico. La Corrente del Golfo, che giunge sino qua per estinguersi dopo avere camminato per mezzo globo, cede a queste isole un ultimo alito di calore prima di inabissarsi sotto l'Artico e iniziare sott'acqua il percorso di ritorno. Ciò rende le Lofoten un'enclave climatica inusuale per la latitudine a cui si trova. Infatti anche in inverno raramente qui si soffrono le temperature dell'entroterra norvegese, e tra le attività economiche locali vi è anche l'agricoltura (a nord del Circolo Polare Artico, ricordiamolo).
Le Lofoten sono una mèta turistica nazionale norvegese, ricchissima di offerte. C'è solamente l'imbarazzo della scelta tra:
  • camp&fish;
  • safari fotografici per osservare i cetacei, principalmente orche marine e balene;
  • trekking sulla dorsale montuosa che ne punteggia il panorama;
  • musei di ogni genere e tipo sulla vita e tradizioni locali;
  • fortezze e postazioni militari risalenti alla 2GM (le Lofoten furono un aspro campo di battaglia, sia terrestre che navale);

Anche stavolta la scelta del periodo è frutto di uno studio delle statistiche climatiche della regione, gentilmente offerte dal solito Istituto Norvegese di Meteorologia e Climatologia Yr.no. Certo, non sto parlando di temperature mediterranee, però avere 24/26°C a 67° gradi di latitudine Nord è una gran cosa. Confido solamente in una ragionevole piovosità. Nel momento in cui sto scrivendo, in Scandinavia è in atto un'emergenza per il caldo, la siccità e gli incendi boschivi....

Ad ogni buon conto, l'itinerario che ho disegnato è il seguente:


 
Al termine saranno tra i 650 e i 700 km, per un periodo totale di 16 giorni, di cui pedalati effettivamente prevedo circa dodici/tredici.
Essendo una mèta turistica nazionale, ho scelto di intervallare la parte ciclistica con giorni di sosta per musei e, in un caso, un giorno di trekking sulla principale altura sovrastante Svolvaer. Prevedo anche di visitare alcune delle numerose installazioni militari, e se riuscirò a convincere la guida locale (a fine Agosto saremo fuori stagione) di ritorno a Bodø vorrò anche visitare in gommone il Saltstraumen, la corrente di marea più potente del mondo.

Quanto alla preparazione del viaggio e all'attrezzatura, cambia poco rispetto al precedente Norway Route-2-Atlantic del 2016. Uniche novità saranno un saccoletto adeguato alle temperature notturne, che stando alle statistiche meteo potrebbero scendere sino ai 5°C. A questo scopo ho scelto il Ferrino Lightec 1100, sintetico e ultraleggero:


e un aggiornamento della meccanica della bicicletta, sostituendo la precedente guarnitura anteriore FSA, ormai pesantemente usurata, con una fiammante Shimano Acera FC M361-FC, stesse corone 48-38-28 ma pedivelle più leggere:




Dalla pagina principale di questo blog, come nel precedente viaggio del 2016, sarà possibile seguire su una mappa l'andamento giornaliero delle tappe grazie a Youposition, e con un post via l'altro aggiornerò il diario di viaggio.

Ora, però, comincia il cammino di preparazione alla partenza.

Buona lettura, e buon viaggio!!!!