LA CURVA DI APPRENDIMENTO

Mi sto accorgendo che non è vero che non sia cambiato nulla dallo scorso viaggio.

Ho scoperto che in un angolino della mente, un polveroso recesso neuronale ha continuato a lavorare, umilmente e in silenzio, per rispondere alla domanda: "Cosa può essere migliorato ancora?".
 
Nel frattempo, infatti, ho maturato altre esperienze nella gestione della bici da strada, nel suo imballaggio (me la sono portata in ferie), consultando altri bloggers e raccogliendo altri suggerimenti.
 
Per esempio, ho scoperto che è possibile salvare il forcellino da una quasi sicura deformazione solo svitando il gruppo cambio: il cavo, se è ben registrato, manterrà la tensione di regolazione per quelle poche ore, e tornerà più bello che prìa una volta rimontato. Ovviamente, ciò implica lo smontaggio della catena, preventivamente equipaggiata con una falsa maglia apribile con una apposita pinza: altro problema in meno, quello di preservare la catena dallo sporcare tutto in giro dentro la borsa di imballaggio.
 
Falsamaglia apribile

Pinza smagliacatena
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
Soluzioni, quelle sopra, sperimentate due volte nelle scorse settimane, e una grossa grana in meno.
Altra migliorìa, diciamo così, procedurale è stata l'eliminazione di tutto l'avvolgimento in pluriball dei tubi del telaio, protetti singolarmente. Ho infatti sperimentato due anni fa che la protezione dei pannelli di cartone (che devono essere sufficientemente robusti, tipo quelli delle scatole da trasloco), aggiunta a quella offerta dai cuscini laterali, è ragionevolmente sufficiente per ridurre di molto l'utilizzo del pluriball. In sostituzione di quest'ultimo, inoltre, ho trovato estremamente pratici i tappetini di protezione dei lavabi da cucina, tipicamente venduti nel negozi di articoli per la casa o grossi fai-da-te. E' una gomma resistente e riutilizzabile, e può servire per avvolgere le parti esposte che dovessero uscire dalla protezione del cartone e dei cuscini.
Altra soluzione è quella di smontare entrambe le ruote per evitare sporgenze vulnerabili, il che significa che mi sono procurato un perno ruota posteriore liscio e nudo con cui irrigidire il telaio ed evitarne così lo schiacciamento. Si aggiunge a quello anteriore che ho già usato per la Norway Coast-2-Coast 2016.
Un'altra idea ancora è riporre la biga nella sacca capovolta all'ingiù, per minimizzare la possibilità di urti alle estremità delle forcelle e dei foderi.
Ai fini della 68N-LAR ho provveduto quindi a correggere le istruzioni per l'imballaggio, come segue:















































Le sicure conseguenze di tali modifiche si ripercuoteranno sul tempo necessario per smontare e rimontare la biga, però vuoi mettere quanto tempo mi ci vorrebbe per ripristinare un forcellino piegato?
Il recondito recesso neuronale per adesso ha generato queste idee, non escludo che ne vengano fuori altre nel frattempo, a riprova di quanto sia stato sbrigativo e superficiale nel ritenere, qualche post fa, che fosse tutto uguale alla volta scorsa.

 

OK, ADESSO PANICO

Già ho detto di essere in ritardo sulla preparazione del viaggio. E di per sè stesso questo fatto è fastidioso e ansiogeno.

Ma ci volevano anche le magagne tecnico-meccaniche alla bici per instaurare quel genuino, autentico, verace senso di inquietudine che rende la partenza più frizzante.

Ieri ho portato il potente mezzo a fargli dare un'occhiatina ai ragazzi della SdB di Corso Lodi. Ho portato pure la nuova guarnitura per la sostituzione, e alla fine ho concordato con Davide di sostituire pure il nastro manubrio. Il movimento centrale, però, mi è stato sconsigliato di sostituirlo per non complicare troppo le cose.

Ecco, oggi invece salta fuori che:

  • la nuova guarnitura, una volta montata, risulta troppo vicina al movimento centrale e ai foderi orizzontali, per cui è necessario sostituire il perno, che da 110 diventa da 122;
  • la linea di catena ovviamente cambia, è necessario quindi provvedere ad una robusta registrazione del cambio;
  • il cambio che ho, uno Shimano Claris prima serie, non possiede i barilotti di registro sulle guaine, ragion per cui è sstato necessario tagliare una delle suddette guaine e montarne uno;
  • il barilotto di registrazione una volta montato si è rivelato non funzionante a dovere;
  • la catena, che ho smontato personalmente e fornito a corredo, aveva perso un perno, ragion per cui è stato necessario accorciarla di un paio di maglie. Ne deriva un'aumentata tenzione sulla molla di richiamo della gabbietta;
  • la sede di Corso Lodi chiude per le ferie estive. La biga sarà trasportata nell'altra sede di Cesare Ponti, e affidata alle amorevoli cure di Pigi "Pipes".
In considerazione del fatto che devo ancora terminare alcuni lavoretti sulla bici, una volta che me la restituiranno, adesso ho deciso di concedermi un accenno di preoccupazione.

Speriamo in bene.

OK, NIENTE PANICO

Un esercizio che faccio ogniqualvolta mi accingo a partire per un cicloviaggio è costruirne il "film".
Forse uccide un pò la suspence, l'anelito avventuroso ne esce un pò appannato, a favore di un'anticipazione degli eventi - anche fotografica, grazie a Gùgol Strìt Viù - che rovina la sorpresa.

Però è un esercizio che talvolta riesce utile, come oggi, ad esempio.

Oziosamente mi trastullavo con l'Internet, verificando una volta ancora orari e spostamenti su bus e traghetti, quando mi imbatto in questo:

Il che, messa così, potrebbe non dire molto a chi non conosce il norvegese.
Non lo conosco neppure io, ma affidandomi a un buon traduttore scopro che QUEL battello, in QUEL passaggio critico del viaggio, tra Nordfold e Tarnvika a tre giorni dalla mèta finale, è sospeso dal 25 maggio al 31 agosto. La nota è stata aggiunta il 1 febbraio, e guardacaso è da circa quella data che non riguardo QUEL passaggio.....
Quindi, in tempi anche piuttosto svelti, mi sono dovuto inventare una variante.
Il viaggio quindi diventa COSI':




Il chilometraggio si accorcia di circa 60 km. In pratica ho dovuto tagliare gli ultimi due giorni, anticipando il rientro a Bodo di un giorno e direttamente in battello veloce.
Ad averlo scoperto lì sul posto, avrei potuto trovarmi in difficoltà. Costruire il film mi ha risparmiato una grana.
Il soggiorno a Bodo, a questo punto, diventerebbe di tre giorni, ottimi per visitare la città, i suoi musei e le sue attrattive.
Qua non si butta via nulla, l'importante è essere flessibili e vien tutto buono.
 




CON CALMA, MA SBRIGATI

La sensazione, non c'è che dire, è di quelle strane.

So che mancano poco meno di tre settimane alla partenza, il biglietto l'ho comprato sei mesi fa, ma di pronto mi sembra di avere ancora poco.

Sarà che so esattamente dove andare a ripescare tutta l'attrezzatura, come imballare la bici, so che più o meno ci metterò quel paio di orette.

Ho pure quasi terminato la pianificazione dell'itinerario, fondamentalmente uno sviluppo poco meno che lineare data la conformazione delle Lofoten, con poco dislivello altimetrico. Credevo di avere già calcolato tutto ma riguardandola aveva bisogno di ritocchi, soprattutto per perfezionare i passaggi su bus e traghetti, bilanciare meglio le lunghezze delle tappe, etc. Ma tanto è così per tutti i cicloviaggiatori: potrei arrovellarmi per mesi su Google Maps, ma quel che conta è cosa troverò, come mi sentirò, quel che proverò sulla strada, in quei momenti.

Poi la manutenzione. Domani porterò il mezzo ai ragazzi della Stazione delle Biciclette per trucco e parrucco. Prevedo una settimana abbondante di attesa per riaverla.

L'elettronica, le impostazioni GPS, l'autonomia energetica, gli accessori, e tutto quanto mi consentirà di tenermi in contatto e gestirmi, lavarmi, dormire, lavare e cucinare, beh, mi basta ripercorrere tutto quello che scrissi in occasione del viaggio del 2016. Pertanto non ho intenzione di ripetermi, è già tutto lì, ha funzionato egregiamente la volta scorsa.

Ora però devo darmi da fare......

L'IDEA FISSA

... e con questa sono tre.
Ancora non mi spiego l'attrattiva magnetica che la Norvegia esercita su di me, nonostante i molti tentativi di fornire un resoconto dei viaggi e dei panorami mozzafiato che - al di là di una certa occasionale ripetitività - non saziano mai.

E allora per la mia terza e (forse, ma chissà) ultima volta nella Terra dei Vichinghi ho scelto un territorio atipico per la stessa geografia di quel Paese: le Isole Lofoten.
Una collana di isole nella Contea di Nordland, caratterizzate da picchi rocciosi anche scoscesi, che a settentrione del Circolo Polare Artico si protendono da est verso ovest, verso la piattaforma continentale, fermandosi poco prima che questa sprofondi nei gelidi fondali dell'Oceano Atlantico nordorientale, che a seconda delle mappe in quella regione prende il nome di Mar di Norvegia oppure Mar Glaciale Artico. La Corrente del Golfo, che giunge sino qua per estinguersi dopo avere camminato per mezzo globo, cede a queste isole un ultimo alito di calore prima di inabissarsi sotto l'Artico e iniziare sott'acqua il percorso di ritorno. Ciò rende le Lofoten un'enclave climatica inusuale per la latitudine a cui si trova. Infatti anche in inverno raramente qui si soffrono le temperature dell'entroterra norvegese, e tra le attività economiche locali vi è anche l'agricoltura (a nord del Circolo Polare Artico, ricordiamolo).
Le Lofoten sono una mèta turistica nazionale norvegese, ricchissima di offerte. C'è solamente l'imbarazzo della scelta tra:
  • camp&fish;
  • safari fotografici per osservare i cetacei, principalmente orche marine e balene;
  • trekking sulla dorsale montuosa che ne punteggia il panorama;
  • musei di ogni genere e tipo sulla vita e tradizioni locali;
  • fortezze e postazioni militari risalenti alla 2GM (le Lofoten furono un aspro campo di battaglia, sia terrestre che navale);

Anche stavolta la scelta del periodo è frutto di uno studio delle statistiche climatiche della regione, gentilmente offerte dal solito Istituto Norvegese di Meteorologia e Climatologia Yr.no. Certo, non sto parlando di temperature mediterranee, però avere 24/26°C a 67° gradi di latitudine Nord è una gran cosa. Confido solamente in una ragionevole piovosità. Nel momento in cui sto scrivendo, in Scandinavia è in atto un'emergenza per il caldo, la siccità e gli incendi boschivi....

Ad ogni buon conto, l'itinerario che ho disegnato è il seguente:


 
Al termine saranno tra i 650 e i 700 km, per un periodo totale di 16 giorni, di cui pedalati effettivamente prevedo circa dodici/tredici.
Essendo una mèta turistica nazionale, ho scelto di intervallare la parte ciclistica con giorni di sosta per musei e, in un caso, un giorno di trekking sulla principale altura sovrastante Svolvaer. Prevedo anche di visitare alcune delle numerose installazioni militari, e se riuscirò a convincere la guida locale (a fine Agosto saremo fuori stagione) di ritorno a Bodø vorrò anche visitare in gommone il Saltstraumen, la corrente di marea più potente del mondo.

Quanto alla preparazione del viaggio e all'attrezzatura, cambia poco rispetto al precedente Norway Route-2-Atlantic del 2016. Uniche novità saranno un saccoletto adeguato alle temperature notturne, che stando alle statistiche meteo potrebbero scendere sino ai 5°C. A questo scopo ho scelto il Ferrino Lightec 1100, sintetico e ultraleggero:


e un aggiornamento della meccanica della bicicletta, sostituendo la precedente guarnitura anteriore FSA, ormai pesantemente usurata, con una fiammante Shimano Acera FC M361-FC, stesse corone 48-38-28 ma pedivelle più leggere:




Dalla pagina principale di questo blog, come nel precedente viaggio del 2016, sarà possibile seguire su una mappa l'andamento giornaliero delle tappe grazie a Youposition, e con un post via l'altro aggiornerò il diario di viaggio.

Ora, però, comincia il cammino di preparazione alla partenza.

Buona lettura, e buon viaggio!!!!